Ecco come le Banche ti ‘fregano’ i soldi: la beffa oltre al danno

Le Banche hanno diverse regole contrattuali, ma quando si incappa in una truffa sono tutte d’accordo: niente risarcimento.

Gli utenti che hanno un conto corrente bancario – ma occhio, anche alle Poste – devono prestare molta attenzione, perché in caso di truffa non verranno risarciti.

le banche non danno risarcimenti col phishing
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Negli ultimi tempi i tentativi di Phishing e di truffa sono aumentati considerevolmente. Per avere un’idea di quanto immenso – e dannoso – sia il fenomeno, basta andare a guardare sul sito ufficiale della Polizia Postale.

Lì c’è un elenco che viene (tristemente) aggiornato molto spesso, e può servire alle persone ad essere più consapevoli su come proteggere i propri beni. Consigliamo vivamente di leggerlo, perché solamente conoscendo le dinamiche delle truffe possiamo difenderci.

Perché, in fondo, tutte le truffe mirano principalmente ad una cosa: fregare i soldi del conto corrente, di quello postale, del libretto, della carta di credito del malcapitato di turno.

Se succede che cadiamo in trappola, ovviamente dovremo fare i conti con la perdita di denaro subita, e denunciare l’accaduto alle Forze dell’Ordine. Ma poi dovremo anche avvertire il nostro istituto bancario e qui potremmo ricevere un’altra brutta batosta.

Le Banche e Poste Italiane non riconoscono i risarcimenti in caso di Phishing, ecco perché e come fare a difendersi

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ci fa capire che la questione dei risarcimenti da parte degli istituti di credito in caso di frode sia molto spinosa. Secondo l’ultimo dei pareri, infatti, riguardanti l’ordinanza numero 7214 del 2023, “il risarcimento dei danni da phishing è escluso in caso di comportamento negligente e imprudente della vittima.

In questo caso una vittima, titolare di un conto presso Poste Italiane, aveva perso 6000 euro, ma non gli è stato riconosciuto il risarcimento. Per spiegare come mai, possiamo fare l’esempio del furto dell’auto: se abbiamo l’assicurazione contro il furto e ci rubano il veicolo, possiamo ottenere un risarcimento. Ma se l’auto è stata rubata perché noi avevamo lasciato le chiavi nel cruscotto allora abbiamo compiuto “un comportamento negligente” e dunque niente soldi.

Il problema è che le persone non si fanno fregare di sicuro volontariamente: il phishing funziona proprio perché riesce a estorcere i dati di accesso al conto in modo fraudolento, e la vittima dà le credenziali senza accorgersene.

Clamoroso è anche l’ultimo evento capitato ad una donna: si è vista sottrarre 450 euro dal conto per pagamenti all’estero, ma in quel momento si trovava in Italia. Solamente dopo una battaglia legale lunga e tortuosa la signora è riuscita a ottenere il risarcimento dalla propria banca.

In questo caso i criminali sono riusciti ad eludere le sicurezze “a due fattori”, ragion per cui la donna era stata ritenuta responsabile dell’accaduto, poiché altamente improbabile. Invece i criminali in qualche modo ce l’hanno fatta.

Dunque la sicurezza al 100% decantata da banche e Poste non esiste, eppure se cadiamo in trappola siamo noi a pagarne (letteralmente in tutti i sensi) le spese.

L’unico modo per ovviare a questa “doppia beffa” è quello di non cadere nelle trappole ideate dai cyber criminali. Se la nostra Banca o Poste Italiane non ci spiega come fare, possiamo agire in autonomia e trovare tante informazioni utili in rete, anche da siti affidabili proprio come quello della Polizia Postale.

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