TFR, aumento storico con la rivalutazione: importo altissimo, come fare il calcolo

Quest’anno il TFR ha subito una rivalutazione storica, che lo rende molto più conveniente di un fondo pensione. Vediamo nel dettaglio cosa sta succedendo. 

Com’è accaduto per le pensioni e i vari assegno sociali di sostegno economico alla popolazione, anche il trattamento di fine rapporto è stato rivalutato nell’importo, per adeguarsi all’inflazione. L’annuncio di questo nuovo aggiornamento, è arrivato con una circolare pubblicata dall’ISTAT in data 17 Gennaio 2023.  E oltretutto, ci troviamo di fronte a una maggiorazione storica sugli importi spettanti dalla liquidazione del TFR. 

500 euro
adobestock

La rivalutazione annuale del trattamento di fine rapporto e dei crediti da lavoro, si attesta infatti al 10 per cento nel 2023. E si tratta della percentuale più alta mai registrata negli ultimi trent’anni. I motivi d’altronde sono facilmente comprensibili. L’aumento dei prezzi delle materie prime e la crisi energetica, hanno fatto letteralmente esplodere l’inflazione nel vecchio continente. E dunque, il costo della vita è salito drasticamente, come mai era accaduto nei decenni scorsi. Ma come si calcola la rivalutazione del Tfr? Come si fa a sapere in base a questo nuovo aggiornamento, che cifra si può ottenere al momento della rivalutazione.

TFR, ecco come fare il calcolo per il 2023

La prima cosa da capire è che la rivalutazione annuale, si calcola sempre e comunque partendo da una base fissa dell’15 per cento. A questo va poi aggiunta una quota variabile, che sarà pari al 75 per cento degli aumenti riscontrati, rispetto al mese di Dicembre dell’anno precedente la rivalutazione, dell’indice dei prezzi al consumo Istat. La cifra che si ricava da questo calcolo, andrà poi applicata alla somma totale del Tfr maturato entro il 31 Dicembre della data di riferimento. Prendendo l’esempio dell’anno in corso, 2023, è importante ricordare che l’anno di riferimento non sarà il 2022, ma il 2021. Questo perché l’anno precedente alla rivalutazione viene escluso dal calcolo. Con questo procedimento, risulta dunque possibile anche per i datori di lavoro, calcolare il costo da sostenere in virtù della rivalutazione.

Esistono però anche dei casi in cui questo adeguamento non è a carico delle imprese. può anche accadere ad esempio che il trattamento di fine rapporto venga trasferito in una gestione di previdenza complementare. Anche se di norma, resta sempre a carico delle aziende con meno di cinquanta dipendenti, a meno che questi ultimi non facciano una scelta diversa. 

TFR in azienda più conveniente del fondo pensione 

Sono sempre invece a carico dell’Inps, le quote del trattamento di fine rapporto sono versate come contributo previdenziale nel Fondo di tesoreria. Al datore di lavoro resta l’onere di pagare tutti gli adempimenti amministrativi, come ad esempio i versamenti delle imposte sostitutive, e anche l’erogazione anticipata del TFR).

Oltretutto, con la rivalutazione storica di questo anno, diventa facile comprendere come il trattamento di fine rapporto diventa economicamente più conveniente dei rendimenti che può attualmente offrire un fondo pensione.

Anche perché i rendimenti di questi fondi hanno subito con il nuovo anno una svalutazione del 10 per cento, che arriva addirittura al 12 per cento. Tutti indizi che fanno pensare come nel 2023, la vera garanzia di risparmio sarà lasciare la somma del Tfr nelle casse aziendali.

Impostazioni privacy