Video Economia e Lavoro
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Italo, il nuovo treno avrà prezzi concorrenziali [FOTO & VIDEO]
Un treno per tutti, così è stato presentato ufficialmente Italo, nuovo treno ad alta velocità realizzato dalla NTV che farà ufficialmente il suo debutto il 28 aprile 2012. Un'occasione importante per spezzare quello che di fatto è un monopolio di Trenitalia nei trasporti su binari, anche perché tra tariffe concorrenziali e promozioni il viaggiatore rischia seriamente di risparmiare qualche euro, una volta tanto. Al di là degli annunci, però, Italo sarà davvero un'alternativa più conveniente al Frecciarossa di Trenitalia? Italo, i prezzi del treno ad alta velocità Partiamo dall'indicazione più importante. Pur non esistendo su Italo le classi, ci sarà comunque una suddivisione del treno, visto che si potrà viaggiare in Smart, Prima e Club. Per ognuna di queste soluzioni il viaggiatore potrà poi scegliere tra diverse offerte: Low Cost se si vuole spendere meno, Economy se si ricerca risparmio e flessibilità e Base per chi necessità di estrema flessibilità. A bordo si potrà vedere la tv grazie ad un accordo specifico con Sky, ma anche guardare un film nella carrozza cinema; saranno inoltre disponibili il collegamento wi-fi e la connessione telefonica Umts. Italo collegherà nove città italiane e 12 stazioni. Detto questo veniamo ai prezzi: la tratta Roma-Milano costerà dai 45 euro della Smart a 130 euro della Club, Napoli-Roma da 20 a 68 euro, Roma-Firenze da 20 a 70 euro. L'offerta più conveniente su Italo è per i posti Smart, che poi rappresentano la maggior parte dei posti disponibili (289 su 451), il cui costo varia in base alla rimborsabilità o meno del biglietto, ma in generale sono disponibili anche sconti per famiglie, gruppi di adulti e ragazzi (fino a 15 anni sconto del 25% sull'offerta base e del 50% sulla economy). E' previsto anche un programma fedeltà che prevede bonus per viaggiatori più assidui. Veniamo quindi alla domanda fatidica: viaggiare con Italo costa più o meno del Frecciarossa di Trenitalia, suo grande concorrente? Dalle analisi della tariffe si evince come il Frecciarossa ad oggi risulta più conveniente in prima classe, se non si prendono in considerazione le numerose offerte di Italo ma la tariffa base, mentre per le classi economiche in media si equivalgono, ma l'impressione è che comunque con Italo la possibilità di risparmiare ci sia effettivamente (in tanti per esempio si sono lamentati delle offerte di Trenitalia difficili da trovare). Solo tra qualche mese, comunque, potremo tirare le conclusioni. Intanto vi proponiamo un Confronto tariffe Italo - Frecciarossa. Italo, i servizi offerti Detto dei prezzi, che sono poi la cosa più importante, veniamo ai servizi offerti da Italo della NTV. Il parco treni servirà inmaniera capillare 12 stazioni italiane con 50 viaggi al giorno: Milano, Roma, Bologna, Firenze, Napoli, Salerno, Torino, Venezia, Padova. La chiave di volta che potrebbe portare un vantaggio competitivo su Trenitalia è ovviamente l'efficienza del servizio, sfida non semplice visto che comunque il Frecciarossa opera su buoni livelli. Più che su prezzi bassi si punterà quindi su un ottimo rapporto qualità/prezzo. I biglietti possono essere acquistati direttamente sul sito internet italotreno.it, attraverso contact center e agenzie di viaggi, le biglietterie self service presenti nelle stazioni servite da Italo. Le varie tariffe come detto offrono una varietà di servizi diversi: l'offerta Base è la più flessibile e offre cambi illimitati e gratuiti, l'Economy offre un risparmio medio, non è rimborsabile in caso di annullamento ma permette cambi illimitati con un'integrazione del 10 per cento, infine la Low Cost (per chi viaggia in Smart) costa la metà del Base ma non consente cambi né rimborsi. La carrozza cinema sarà gratuita fino ad agosto 2012, trasmettendo ogni giorno un diverso film del circuito Medusa. In seguito verranno proposte anche le anteprime, disponibili però con un sovrapprezzo pari circa al biglietto del cinema. La ristorazione infine è prevista nelle classi Prima e Club con prezzi che oscillano tra i 17 e i 22 euro (sono previsti sconti su Internet). Cosa ve ne pare di questo Italo? Sarà davvero la soluzione a tutti i problemi evidenziati dal monopolio (di fatto) di Trenitalia?
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Dieci anni di euro: il cittadino medio ha perso il 39% del suo potere di acquisto
Sono ormai passati dieci anni da quel primo gennaio 2002, data nella quale l’euro è entrato a far parte delle nostre vite. In quel periodo si era speranzosi e si pensava che l’euro potesse potenziare la nostra economia rendendoci ancor più competitivi con le altre potenze europee e, di conseguenza, con quelle mondiali. C’erano anche molti scettici, però, che non vedevano di buon occhio la dipartita della cara lira, compagna di viaggio di una Italia in forte espansione economica su ogni livello dal dopoguerra in poi. Ma, al di là delle teorie di allora, com’è cambiata la nostra vita a causa dell’euro? Devastante, assolutamente devastante è stata la reazione anno dopo anno dall’ingresso della moneta unica: l’euro, dal suo ingresso ad oggi, ha portato una perdita del potere d’acquisto del 39,7% per il cittadino medio. Secondo conteggi effettuati dal Codacons una famiglia con reddito medio formata da quattro persone ha subito una vera e propria stangata da 10.800 euro circa per le manovre economiche, l’aumento delle tariffe in generale, l’aumento dei carburanti e degli affitti e ha calcolato tutto ciò mediante una ricerca sui prezzi di cento prodotti e il loro costo alla fine del 2001, negli ultimi giorni di vita della lira. Rapportando questi prezzi in euro e paragonandoli con i prezzi atuali si sono ottenuti risultati a dir poco asurdi come per esempio nel caso delle penne a sfera che hanno visto in dieci anni un aumento del 207% , dei tramezzini che sono arrivati ad un +198% e dei coni gelato che segnano un +159% circa. Carlo Rienzi, presidente Codacons, spiega come già all’inizio, appena introdotta la moneta unica, ci furono numerose denunce da parte loro contro l’aumento selvaggio ed indiscriminato, oltre che ingiustificato, dei prezzi portato avanti da commercianti ed aziende che molto giocavano sulla tardiva capacità di rapportare i vecchi prezzi nella nuova valuta da parte dei consumatori. Quello che il Codacons ora chiede è un intervento deciso del governo per attuare una politica di blocco delle tariffe per almeno cinque anni oltre ad un regime di prezzi amministrati per i beni di largo consumo ch per primi suiranno il continuo aumento dei prezzi che, vista la situazione economica non solo italiana, continueranno a subire modifiche al rialzo. In Italia, particolarmente, si avverte questo problema che però coinvolge anche gli altri paesi dell’Unione Europea: da noi si spende in media il 79% dello stipendio su base giornaliera poiché un italiano spende mediamente circa 37 euro al giorno su 45 che ne guadagna (sempre su dati relativi al ceto medio). Negli altri paesi invece il costo della vita resta quasi invariato, a parte sommari casi in cui si verifica un incremento della spesa, ma gli stipendi sono di molto più elevati: solo in Germania, tanto per fare un esempio, la media di guadagno è di 86 euro, praticamente il doppio rispetto al nostro paese. Già da tempo, comunque, si parlava della perdita del potere d'acquisto, come testimonia questo video di gennaio 2010: Intervento di Rosario Trefiletti, Presidente della Federconsumatori
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Debito pubblico: la vera storia della zavorra che fa affondare l'Italia
Il debito pubblico: questo macigno che ci opprime nel periodo probabilmente più nero dell’economia italiana. Ma come si è formato o, meglio, come si è evoluta questa parte del bilancio Italiano cosi grande da far tremare tutta l’economia europea? Andando a studiare un po’ nel dettaglio, sulla scia di quelle che sono state le dichiarazioni di Oscar Giannino, giornalista e conduttore radiofonico che si occupa principalmente di politica economica dal suo Chicago Blog, la situazione del debito pubblico, che in Italia è l’argomento cardine in questo periodo, è obbligatorio vedere come questo si è formato nel corso degli anni. Sapendo che il debito pubblico è, fondamentalmente, l’unione dei deficit di bilancio di ogni anno sommati, possiamo tranquillamente dire che dopo gli anni cinquanta tanti, forse tutti, i paesi hanno visto una crescita del debito dovuto al modificarsi delle condizioni di vita e delle abitudini economiche della gente: alcuni paesi hanno un debito contenuto perché negli anni le imposte sono cresciute di pari passo con l’incremento della spesa, in altri il debito è più elevato perché ad un aumento della spesa corrispondeva una crescita delle imposte lenta e non equa, che nel breve periodo fa sempre piacere ma nel lungo non paga. Quindi possiamo iniziare a dedurre che l’Italia si trova in questa situazione perché per troppo tempo ha speso più di quanto avesse in cassa (ricordiamo che le spese pubbliche riguardano tutto ciò che ci circonda: difesa, salute, sicurezza, ordine, istruzione,...). Ma da questo si deduce anche che la colpa non è di questo o quel governo di turno ma è della situazione economica del paese associata, non conseguenza, a quelle che erano le scelte dei governi di volta in volta interessati. Con questo vogliamo dire che la nostra situazione è stata causata, dunque, anche dalle pressioni economiche globali anzi forse è stata causata esclusivamente dall’economia mondiale perché tutti i governi che si sono avvicendati al potere hanno presentato idee ottime e idee malsane dettate dai fervori del momento, ma ognuno di questi, nessuno escluso, quasi sistematicamente ha contraddetto l’operato del governo precedente cercando diverse vie di fuga per lo stesso problema: siamo stati quindi vittima dell’economia di scala mondiale perché il governo, tutti quelli che si sono succeduti, opponeva una resistenza probabilmente pari a zero. Chi più, chi meno. Tanto per sfatare ogni inutile polemica diciamo inoltre che è impossibile sapere chi ha fatto più o meno, meglio o peggio perché bisogna sempre tenere a mente che in economia, soprattutto nella macroeconomia, i processi per mostrare dei risultati hanno bisogno di anni e, quindi, ogni provvedimento è sempre risultato vincente o perdente nel periodo di governo successivo o in quello ancora dopo. Quindi, fatta questa premessa, possiamo vedere come sia stato altalenante il debito pubblico italiano e i picchi a quale governo corrispondano, per quanto sia, come già detto, una analisi eccessivamente sommaria per attribuire delle colpe o dei meriti. Vediamo riportati in maniera pulita ed ordinata e sommati su una media con base giornaliera i dati che si riferiscono ai vari governi nel tempo: 1946 - 1992 (circa 47.50 milioni di euro al giorno) I Repubblica 1992 - 1994 (circa 285.00 milioni di euro al giorno) governi Amato e Ciampi 1994 - 1995 (circa 330.10 milioni di euro al giorno) governo Berlusconi I 1995 - 1996 (circa 207.30 milioni di euro al giorno) governi Dini 1996 - 1998 (circa 96.20 milioni di euro al giorno) governo Prodi I 1998 - 2000 (circa 76.30 milioni di euro al giorno) governo D'Alema 2000 - 2001 (circa 124.50 milioni di euro al giorno) governo Amato 2001 - 2006(circa 124.30 milioni di euro al giorno) governo Berlusconi II e III 2006 - 2008 (circa 97.50 milioni di euro al giorno) governo Prodi II 2008 - 2011 (circa 217.80 milioni di euro al giorno) governo Berlusconi IV Nei dati appena elencati, tratti dal discorso di Giannino, l’accumulo di debito pubblico in media giornaliera cresce dai 48 milioni di euro quotidiani che abbiamo accumulato fino al 1992 per arrivare alle mostruose cifre del giorno d’oggi, passando per le impennate dovute ai governi di emergenza degli anni di Tangentopoli, vivendo dei ribassi con i governi Prodi e D’Alema, schizzando vertiginosamente con il primo governo Berlusconi. Riprendendo anche il discorso precedentemente effettuato, sulla responsabilità mancata dei governi, possiamo dare qualche percentuale in più in modo da attribuire ad ogni periodo di governo i dati di crescita del Pil relativi : abilmente si può desumere, anche dall’immagine prima mostrata, che negli anni del governo Berlusconi il debito è salito, questo perché il precedente capo del governo si è travato ad operare in periodi di crescita inferiori che hanno portato ad aumenti del Pil anche disastrosi come la crescita 0 del 2003 per basarsi su una forchetta compresa tra lo 0,5% e 1,9% come massimale di crescita, nulla a confronto dei numeri rilevati durante i governi di sinistra che hanno toccato anche il 3,7% di crescita Pil. A questo poi andrebbe anche aggiunto il risultato negativo ottenuto nel 2008 subito dopo la crisi in cui si è registrato un -5,5% dalle conseguenze terribili. Certamente le mosse del governo Monti saranno volte ad arginare, finalmente, una situazione di stallo nell’attività dirigenziale economica ma, tanto per non sentirci degli inetti in questioni di macroeconomia, teniamo comunque a mente che ci sono paesi messi decisamente peggio di noi, come: Usa: $10.200 miliardi Giappone $8.630 miliardi Germania 2.480 miliardi India 2.140 miliardi E siamo seguiti a ruota dalla Francia con 1.700 miliardi di euro di debito. Certo avranno un Pil maggiore del nostro, ma sarà veramente quello descritto dai mass media il divario tra la nostra economia e la loro?
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Riforma delle pensioni: Berlusconi la porterà a 67 anni. Intanto Merkel e Sarkozy ridono
È stata una domenica amara quella di ieri per l'Italia e in particolare per Silvio Berlusconi, finito sul banco degli imputati nel vertice di Bruxelles con i leader europei sulla crisi economica: l'Unione Europea ha chiesto un piano di riforme strutturali con tempi certi entro il prossimo mercoledì, quando ci sarà un nuovo vertice. Berlusconi ha annunciato che metterà mano alle pensioni, innalzando l'età a 67 anni. 'In Europa si è parlato di un'età pensionabile uguale per tutti, a 67 anni, lo farò presente alla Lega anche perché siamo l'unico paese ad avere anche le pensioni di anzianità. Bossi ha a cuore i pensionati, ma questo non collide con la difesa dei pensionati, perché non andiamo a toccare, a diminuire, le pensioni di nessuno. Ormai con lo sviluppo della vita media, che è intorno agli 80 anni, per i giovani mantenere delle persone che vanno in pensione a 58 anni e poi vanno avanti fino agli 80 e oltre è un carico francamente ingiusto. Gliene parlerò'. Questa la dichiarazione di Berlusconi al culmine di una giornata difficile, in cui è stato deriso da Sarkozy e dalla Merkel in conferenza stampa circa la sua affidabilità, mentre Van Rompuy, scelto come 'premier' della zona euro, ha lanciato un ultimatum al governo italiano: entro mercoledì l'Italia dovrà presentare le sue riforme su mercato del lavoro, pensioni, lotta all'evasione fiscale, giustizia. Una richiesta pesante da digerire in un momento di estrema debolezza interna della compagine governativa. E così la soluzione prospettata da Berlusconi è la vendita degli immobili da un lato, e la cancellazione delle pensioni di anzianità dall'altra, un argomento, quest'ultimo, che sembrava essere stato archiviato per la contrarietà della Lega. Berlusconi come sempre è ottimista, e minimizza anche la risata di scherno di Sarkozy in conferenza stampa, sostenendo che il Presidente francese è irritato per il caso Bini Smaghi. Tuttavia la strada per le riforme è più in salita che mai, e quella risata di scherno suona come l'ennesima umiliazione per un'Italia ormai retrocessa sul piano della credibilità internazionale. Ecco il video in cui Sarkozy e Merkel ridono di Berlusconi in conferenza stampa

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