Mafia

‘Ndrangheta in Lombardia: 15 i clan infiltrati. E le vittime non denunciano per paura

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N'drangheta Lombardia


‘Ndrangheta in Lombardia significa usura, estorsioni e una pesantissima mano sull’economia, in particolare sul settore delle costruzioni e della distribuzione medio-grande. Gli ultimi arresti sono stati cospicui: 174 persone in una maxi operazione che ha dato un colpo importante all’organizzazione calabrese in Lombardia, in particolare a boss e affiliati che gravitano intorno a Milano e al suo hinterland. Nell’elenco degli arrestati ci sono anche Pino Neri e Pasquale Zappia considerati i capi clan più importanti della ‘Ndrangheta milanese.

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Lavoro cooperative sociali: alcune sono finte, in altre governa la mafia

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Lavoro cooperative sociali


Il lavoro nelle cooperative sociali non è affatto cosa semplice se parliamo di finte coop sociali, quelle che sfruttano il loro statuto per avere vantaggi fiscali e più libertà con i dipendenti ma che in concreto non sono delle vere cooperative. Le cooperative operano ormai ovunque: nell’edilizia, nelle pulizie, nei centri commerciali fornendo personale qualificato. L’outsourcing le fa diventare un bacino di raccolta di occupati e occupabili, a basso costo e con praticamente nessun rischio.

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Fondo per le vittime di reati mafiosi: come vi si accede

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Fondo per le vittime di reati mafiosi: come vi si accede

La legge 512 del 1999 ha istituito un fondo di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso, che prende il nome di Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso.
Questo fondo serve per indennizzare coloro che si costituiscono parte civile nei processi nei confronti degli autori di reati di stampo mafioso.
L’organo principale del Fondo è il Comitato di Solidarietà, che ha sede presso il Ministero dell’Interno, ed è presieduto da un Commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso.

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Eolico & mafia: i boss mettono le mani sul business verde

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Eolico & mafia: i boss mettono le mani sul business verde

Dalla gestione illegale dei rifiuti alla green economy il passo è breve. Il vento piace alla mafia che da tempo ha messo le mani sul nuovo business dei parchi eolici. A confermarlo il recente sequestro di 1,5 miliardi di euro ai danni di Vito Nicastri, imprenditore di Alcamo, in provincia di Trapani, famoso per avere realizzato numerosi impianti in Sicilia e in altre regioni meridionali, considerato un prestanome del nuovo boss supremo Matteo Messina Denaro.

Un tesoro accumulato secondo la Direzione investigativa antimafia grazie alla collaborazione con esponenti di spicco vicini al successore di Bernardo Provenzano. Nicastri si trova già dietro le sbarre. Fu arrestato nel 2009 per truffa dalla procura di Avellino, in Campania. Secondo gli inquirenti l’imprenditore siciliano avrebbe percepito contributi pubblici per la realizzazione di parchi eolici, neanche a dirlo. Anche in quel caso le autorità provvidero a sequestrare delle centrali e dodici società, nove in Campania e tre in Sicilia.

Queste società avrebbero fatto parte del meccanismo realizzato per truffare lo Stato che si basava sulla disponibilità falsa di capitali esteri che corrispondevano esattamente al contributo già ottenuto. Il valore dei beni sequestrati in quel caso ammontò a oltre 150 milioni di euro.

Quello che preoccupa però le forze dell’ordine è la velocità con cui la mafia sia riuscita a inserirsi a pieno titolo assumendo una posizione dominante nel settore dell’energia pulita. In pratica sta accadendo quello che si verificò una trentina di anni fa con il cemento quando l’espansione edilizia spinse i clan a puntare su cave e impianti di produzione.

Scommesse sportive clandestine in mano alla mafia. Premi alti ma multe fino a €500

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Scommesse Clandestine

AP/LaPresse 

Le scommesse legali in Italia hanno avuto grande presa ma la diffusione delle ricevitorie autorizzate non ha fatto smettere le scommesse clandestine dietro le quali molto spesso si cela il controllo delle organizzazioni criminali.

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Appalti pubblici e malavita: tutta l’Italia nella rete

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Non solo Roma, come si pensava, ma tutta la penisola è sotto scacco, controllata da una rete malavitosa che vigila nell'edilizia. Questo problema danneggia il nostro Paese non solo da un punto di vista legale, ma anche economico, perchè genera enormi problemi per le aziende del settore costruzioni che operano legalmente e che spesso sono costrette a chiudere.

Non solo Roma, come si pensava, ma tutta la penisola è sotto scacco, controllata da una rete malavitosa che vigila nell’edilizia. Questo problema danneggia il nostro Paese non solo da un punto di vista legale, ma anche economico, perché genera enormi problemi per le aziende del settore costruzioni che operano legalmente e che spesso sono costrette a chiudere.

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Mafia imprenditrice: 5.000 locali in mano ai padrini

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Mafia imprenditrice: 5.000 locali in mano ai padrini

La criminalità organizzata ama i buoni ristoranti non solo per gustare raffinati manicaretti. A Roma e a Milano, infatti, si calcola che un locale su cinque sia riconducibile alla mafia. Le ‘ndrine calabresi e le cosche campane da anni gestiscono blasonati locali come copertura per riciclare il denaro dei tradizionali traffici illeciti: droga, armi e prostituzione. Si calcola che in tutta Italia i locali in mano alla mafia sarebbero 5 mila con circa 16 mila addetti.

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Addio Pizzo: fare la spesa a Palermo dicendo no alla mafia

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Addio pizzo

Addio Pizzo è una realtà straordinaria contro le estorsioni che è nata a Palermo e che sta dando frutti anche fuori dalla città. Nel 2004 sette ragazzi palermitani tappezzano la città con un adesivo che recitava Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità.

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Le case popolari di Milano nelle mani della mafia: un business da 20 milioni

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Case popolari di Milano

Altro che graduatorie, molte delle case popolari di Milano sono controllate dai clan mafiosi che le occupano illegalmente e poi le riaffittano. Occupazioni abusive e mercato clandestino delle case: alla faccia delle famiglie in attesa. Qualcuno lo faccia sapere al prefetto Gian Valerio Lombardi che si era posto una domanda retorica e si era anche dato una risposta: ‘A Milano la mafia esiste?… No’

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Il racket della mafia sui pomodorini. E il consumatore paga il 300% in più

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Mafia ed economia il racket dei pomodorini

Il rapporto tra mafia ed economia, organizzazioni criminali e produzione è purtroppo molto stretto. In particolare è l’agricolutura che storicamente soffre del controllo soffocante delle varie mafie italiane.

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La truffa del calcestruzzo alleggerito

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Calcestruzzo alleggerito

La truffa del calcestruzzo alleggerito ha portato agli arresti di imprenditori lombardi, precisamente dei vertici aziendali della Calcetruzzi spa di Bergamo, e di importanti capi mafiosi durante l’operazione di polizia Doppio Colpo.

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Giustizia malata: sentenze lumaca e tribunali pericolanti

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Giustizia rotta


Spese di Giustizia altissime. Tribunali pericolanti. Processi che durano un decennio. In Italia la Giustizia non funziona, è un dato di fatto tristemente noto ed è quasi banale ripeterlo. Ma forse è interessante svelare qualche informazione che mostra nel dettaglio come nel far funzionare la macchina della Giustizia vengano sprecate ingentissime risorse con procedure superflue e dannose.

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Fastweb: arresti per Scaglia ed il senatore PDL Di Girolamo

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SILVIO SCAGLIA

L’inchiesta

Un giro di denaro sporco e riciclaggio di portata internazionale del valore di due miliardi di euro e 400 milioni di Iva evasa: questi sono gli impressionanti dati diffusi dal procuratore della direzione distrettuale antimafia di Roma, Giancarlo Capaldo, nel corso di una conferenza stampa insieme al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.

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Reato estorsione: il 30% delle aziende al sud deve pagare il pizzo

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Reato estorsione: il 30% delle auto al sud deve pagare il pizzo

Il reato di estorsione è una piaga devastante per il sud dove il 30% delle aziende è costretta a pagare il pizzo. Il dato, durissimo, arriva dal Censis che ha svolto un indagine statistica su un campione di cento associati alla Confindustria Mezzogiorno, la stessa associazione che ha promesso l’espulsione per i suoi associati che pagano il pizzo.

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