Soddisfazione lavorativa: meglio il lavoro manuale o intellettuale?

Una delle domande ricorrenti che vengono fatte ai bambini è ‘cosa ti piacerebbe fare da grande? le risposte sono varie come ad esempio, calciatore, attrice, cantante o astronauta; ne emerge una chiara intenzione di svolgere professioni che denotino un alto status sociale associando inconsciamente la felicità; ma sarà proprio vero che i così detti lavori intellettuali rendono più felici e soddisfatti dei lavori manuali?
A dare una risposta a questa domanda ci ha pensato Matthew Crawford che ha raccontato la propria esperienza in un libro che tradotto si intitola: ‘La questione del lavoro manuale: ovvero perché il lavoro d’ufficio fa male e aggiustare le cose fa bene’.
Crawford nel suo libro, accolto con entusiasmo da New York Times e Guardian, racconta che fino a quando lavorava a Washington cercando di convincere i clienti a comprare cose, la sua vita era apatica e monotona, priva di soddisfazione; non produceva nulla, svolgeva solo opere di convincimento; quando ha iniziato a riparare le motociclette, invece, è riuscito a dare un’altra direzione alla sua vita, facendo qualcosa di realmente utile, concreto e tangibile.
Il professor Giovanni Bresciani dell’Università di Genova spiega che il senso di soddisfazione che ci procura un lavoro non dipende dalla tipologia delle nostre mansioni ma da quanto riesce a farci sentire utili; il lavoratore ha quindi bisogno di realizzare che la propria professione, manuale o intellettuale che sia, riesce a produrre qualcosa di realmente utile.
Dunque la cosa più importante è la passione e l’impegno e la passione che tutti noi mettiamo nel nostro lavoro; come spiega quindi la psicologa Annalisa De Filippo ‘strategie di problem solving saranno utilizzate sia da un idraulico, per la progettazione e la messa in opera di un impianto idrico, che da un responsabile per la gestione di un ufficio; a livello pratico un meccanico potrà aver riparato una moto mentre un giornalista potrà aver prodotto un articolo’.
mar 08/02/2011 da Ivan Pappalardo in soddisfazione lavorativa.

















