Riforma del mercato del lavoro: ecco come le aziende sfruttano i giovani

Non si arrestano le polemiche politiche di questi giorni sui temi della riforma del lavoro e dell’articolo 18, dopo una serie di dichiarazioni sia del premier Monti che di alcuni suoi ministri, i quali sembrano aver preso di mira proprio i giovani, i più colpiti dalla disoccupazione nel nostro paese. Eppure un dossier a firma di Roberto Petrini sul quotidiano Repubblica mostra come i giovani siano le principali vittime di un certo sistema fatto di ‘finte’ collaborazioni, che rappresentano il metodo migliore per le aziende per abbattere il costo del lavoro, ma una vera mannaia per il futuro economico e sociale di larghi strati della popolazione.
Finti soci di negozi, falsi detentori di partite Iva, lavoratori a progetto per un progetto che non esiste: sono tanti, tantissimi i giovani italiani che per sbarcare il lunario instaurano rapporti di lavoro subordinato senza alcuna garanzia, senza contributi pensionistici o assicurazioni per incidenti e malattie. E così, mentre il governo punta tutto sull’articolo 18, continuano a proliferare stagisti, assegnisti di ricerca, professionisti intellettuali che lavorano gratis sperando di entrare in uno di quegli ordini professionali che lo stesso governo ha promesso di liberalizzare, quel governo che definisce mammoni e sfigati migliaia di persone afflitte da un precariato eterno che non porta ad alcuno sbocco futuro.
Le pseudo partite Iva
Uno dei casi più emblematici di questo mercato del lavoro subordinato mascherato sono le partite Iva individuali: in totale in Italia sono 237mila, molte di quali in monocommittenza, ossia con un unico datore di lavoro, dietro cui si nascondono persino venditori, lavoratori edili, archeologi e tante altre figure professionali ancora, costrette a sostenere le spese di contabilità e del commercialista senza avere nessuna delle tutele previste.
co.co.pro., assegnisti e stagisti
Nell’inferno del lavoro subordinato e parasubordinato ci sono altre figure archetipiche, ad esempio i co.co.pro., i collaboratori a progetto di un progetto che non c’è: il giovane che l’accetta ha un impegno con tutti i vincoli del dipendente, dalla subordinazione all’orario di lavoro, ma liquidazione, ferie e permessi di maternità sono pura utopia. Sono circa 900mila, di cui 536 mila monocommittenti, quindi lavoratori subordinati mascherati, lavorano in media sette mesi su dodici per 8.023 euro annui, secondo i dati della Cgil.
Circa 450mila sono gli assegnisti, che secondo i dati forniti lavorano dai tre ai sei mesi l’anno, ma almeno hanno contributi e coperture previdenziali, comunque troppo poco per costruirsi un futuro. C’è anche chi ha un contratto a tempo indeterminato, ma i cosiddetti lavoratori a chiamata in Italia sono appena centomila, non esattamente un grande successo.
Infine, l’ultimo gradino di questa discesa agli inferi che è il mercato del lavoro italiano, ci sono gli stagisti, circa trecentomila persone senza stipendio, contributi o altro, al massimo, se un’azienda è generosa, si prendono dai 300 ai 400 euro al mese come rimborso spese. Una sorte simile ai professionisti praticanti, 400mila lavoratori che svolgono a titolo gratuito le loro mansioni per un paio di anni, al fine di poter accedere all’esame professionale.
Conclusioni
Questa la situazione di una larga fetta del mercato del lavoro italiano, che rischia seriamente di diventare la maggioranza nei prossimi anni, in cui la flessibilità del mercato risulta funzionale solo dalla prospettiva delle aziende, che hanno potuto così ottenere prestazioni lavorative riducendo drasticamente i costi: in cambio poco o nulla per i lavoratori, soprattutto giovani, alle prese con una società che chiede garanzie da posto fisso, ad esempio per la concessione di un mutuo o per un contratto di affitto. E allora siamo certi che l’articolo 18 e la ‘monotonia’ del posto fisso siano davvero i temi da cui partire per riformarlo?
mer 08/02/2012 da Giulio Ragni in Governo, mercato del lavoro, riforme.


















io rdiroco una maestra di mie amichette alle elemantari che metteva sulla cattedra le fotografie dei suoi morti e faceva recitare ai piccoli allievi il requiem aeternam era davvero unica!