Nuove tasse sulla casa in arrivo? Il rischio è reale

La manovra finanziaria appena varata dal Governo incontra già i primi intoppi: entro il 25 settembre doveva essere varato il provvedimento che tagliava circa sette miliardi ai ministeri, ma la norma è slittata. Come recuperare questi soldi? Secondo il Corriere della Sera l’indiziato numero uno è la casa.
Tagliare i ministeri è sempre cosa complicata, a maggior ragione con un Tremonti sotto stretta osservazione e che non può più decidere tutto di testa sua: più facile quindi operare sugli immobili con una revisione delle rendite catastali. Certo siamo nel campo delle ipotesi, ma il quotidiano di via Solferino ipotizza che, con i ministri in rivolta con Tremonti, la Lega che da l’altolà sulle pensioni, l’Iva che è già stata aumentata, se dovessero saltare i tagli ai dicasteri resterebbero solo gli immobili, che non possono essere sottratti al fisco.
Ma quanto costerebbe agli italiani una revisione delle rendite catastali? Innanzitutto va ricordato che il calcolo delle imposte immobiliari si fonda sui valori catastali, e in linea di massima l’aumento dei tributi dovrebbe essere proporzionale all’aumento degli estimi. Di sicuro pagherebbero di più i proprietari di immobili diversi dalla prima casa. Inoltre ci sarebbero tre tipi di aumenti: quelli indiretti, cioè quelli relativi all’aumento del reddito del contribuente, come nel caso della dichiarazione Irpef, poi quelli diretti, cioè quelli che gravano sugli immobili, come l’Ici, e infine quelli che riguardano le tasse relative alle compravendite.
Un esempio
Ecco un esempio possibile se dovesse realizzarsi quanto affermato da Corriere.
Aumenti indiretti: Innanzitutto nella dichiarazione dei redditi, se è vero che oggi non si paga la tassa sulla prima casa, comunque la rendita catastale dell’immobile va dichiarata, e si ha diritto a una detrazione dall’imponibile pari alla rendita. Questo significa che la prima casa non paga direttamente Irpef ma fa aumentare il reddito complessivo del contribuente e questo può rappresentare un problema, per calcolare i requisiti per la reversibilità di una pensione ad esempio, o l’esenzione dal ticket sanitario. Un incremento delle rendite potrebbe quindi anche far perdere dei benefici. Sulle abitazioni non direttamente abitate dal contribuente la rendita dell’immobile si aggiunge agli altri redditi personali, del 5% se la casa è in comodato ad un familiare, e del 33,3% se è disponibile. Anche per chi possiede la prima casa comunque l’incremento delle rendite potrebbe procurare aumenti in futuro: la manovra di luglio prevede la possibilità nel 2013 di far pagare anche l’Irpef sul 5% della rendita catastale qualora non si giungesse per allora a un riordino legislativo sul welfare, e del 20% nel 2014.
Aumenti diretti: se ipotizziamo ad esempio un aumento del 10% delle rendite catastali, a parità di aliquota comunale, l’Ici aumenterebbe esattamente dello stesso valore. Oggi l’Ici, e l’Imu che la sostituirà, non gravano sulla casa ove si risiede è vero, ma c’è la concreta possibilità che vengano ripristinate in tempi di crisi economica, come è possibile che le aliquote comunali vengano ritoccate viste le difficoltà in cui versano le amministrazioni comunali.
Aumenti nelle compravendite di immobili: è il terzo effetto che abbiamo elencato. Se ipotizziamo un contribuente che ha una casa modesta con una rendita catastale di mille euro, con l’aumento della rendita l’acquisto di una prima casa a 1100 euro finirebbe per costare 345 euro in più, mentre per una seconda casa l’incremento secco sarebbe di 1386 euro.
mer 28/09/2011 da Giulio Ragni in manovra finanziaria, tagli.


















UK, Foreign Office: prepararsi al clalosso dell’euroIl Telegraph riferisce che il Foreign Office ha diramato un messaggio a tutte le ambasciate inglesi dell’eurozona, affinche9 preparino abpiani d’aiuto in caso di clalosso dell’euro e possibili, conseguenti sommosse popolaribb. Sempre ieri, l’Economist rappresentava la moneta unica come una meteora infuocata in caduta libera. Secondo il settimanale inglese, abl’euro si potrebbe distruggere in poche settimane. L’evento scatenante puf2 essere il fallimento di una grande banca, la caduta di un governo, un altro flop in un’asta di titolibb.Queste notizie sono il preludio ad una decisione obbligata che dovra’ essere diffusa prima dell’apertura dei mercati lunedi’, da parte delle autorita’ di Unione Europea, Bce, Fmi. Cosa decideranno? Ci vuole coraggio e visione. Ma i leader europei non hanno ne’ l’uno ne’ l’altra, per cui e’ lecito essere pessimisti. Nessuna decisione sara’ presa, si fara’ capire che si annuncera’ che qualche piano di salvataggio e’ allo studio: la solita solfa.Un sollievo di breve termine potrebbe venire da un taglio dei tassi dello 0,50% da parte della Banca Centrale Europea. Non e’ nemmeno da escludere che un annuncio del neo-presidente della Bce Mario Draghi possa arrivare entro domenica sera, prima che aprano i mercati asiatici (la mossa apparirebbe disperata anche se giustificata in termini macro dalle previsioni di una recessione nell’eurozona per il 2012 che il credit cruch potrebbe accentuare).Draghi sa che un allentamento della politica monetaria Ue oltre a far calare l’euro in zona $1.15-20 farebbe prender tempo per arrivare in settimane e non mesi, a successive decisioni riguardanti l’acquisto massiccio da parte della Bce di bond dei paesi in difficolta’ (Italia e Spagna in testa). Un tipico QE quantitative easing in stile Federal Reserve. In seguito eventualmente anche se appare improbabile visto l’atteggiamente della Germania, Draghi passerebbe allo stampaggio pesante di moneta e all’emissione di euro-bond, garantite chissa’ dalla modifica dei trattati Ue il prossimo 8 dicembre.Ma torniamo all’articolo del Telegraph. Mentre il governo italiano fa fatica a trovare credito e la Spagna sta considerando di chiedere un salvataggio internazionale scrive il Telegraph alcuni ministri del governo britannico in privato hanno dato l’allarme sul fatto che un clalosso dell’euro, un tempo quasi impensabile, e’ adesso plausibile .Recenti istruzioni del Foreign e Commonwealth Office alle ambasciate e consolati del Regno Unito nell’eurozona richiedono piani di emergenza in caso di scenari estremi comprese rivolte e proteste a livello popolare. I diplomatici inglesi si stanno preparando ad aiutare i britannici all’estero in caso di un clalosso bancario e persino sommosse derivanti dalla crisi del debito. Il Tesoro inglese ha confermato all’inizio di questo mese che la pianificazione di emergenza per un eventuale crack dell’eurozona e8 in corso. Un ministro senior ha rivelato il grado di preoccupazione del governo, dicendo che la Gran Bretagna sta preparandosi e che un crollo dell’euro e8 ormai solo questione di tempo. E’ nel nostro interesse che si continui a rinviare perche9 questo ci de0 pif9 tempo per prepararci , ha confermato il ministro al Daily Telegraph.Secondo il quotidiano, la Grecia ha gia’ vissuto diversi episodi di disordini e violenze di piazza, dopo che il governo ha impostato un duro piano di rientro dai suoi enormi debiti. I funzionari britannici pensano che scene simili non si possano escludere in altre nazioni Ue se l’euro crolla . Alla diplomazia UK e’ stato anche detto di prepararsi ad aiutare decine di migliaia di cittadini britannici nei paesi della zona euro per le conseguenze di un clalosso finanziario che non gli darebbe la possibilita’ di accedere a conti bancari o anche prelevare contanti .Ad alimentare le paure dei mercati finanziari per l’euro, sono le notizie secondo cui a Madrid ieri che il nuovo governo Partito Popolare potrebbe cercare un bail-out (salvataggio) sia dal fondo europeo di salvataggio dell’Unione europea o dal Fondo Monetario Internazionale.Secondo l’Economist, questo situazione non puf2 andare avanti per molto pif9 tempo. Senza un drastico cambiamento di mentalita’ da parte della BCE e dei leader europei, la moneta unica potrebbe collassare nel giro di poche settimane. Qualsiasi evento possibile, dal fallimento di una grande banca alla caduta di un governo al flop di altre aste di bond, potrebbe causare la sua fine. Nell’ultima settimana di gennaio nota il settimanale inglese l’Italia deve rifinanziare pif9 di € 30 miliardi ($40 miliardi) di titoli di stato in scandeza. Se i mercati non comprano i Btp, e la BCE si rifiuta di andare in aiuto del Tesoro italiano, il terzo pif9 grande debitore sovrano del mondo potrebbe essere spinto in default .