Lavoro: tre proposte per il contratto unico

Dall’Unione Europea arriva la richiesta di riformare il mercato del lavoro per renderlo più fluido e competitivo in modo da far aumentare il tasso di occupazione che resta fermo al 56,9% a fronte della media europea che ruota attorno al 64,1% con la Germania capolista al 71,1%. La mission principale è, dunque, quella di fornire ai giovani e alle donne, in particolar modo, opportunità lavorative che facciano ripartire i mercati.
La riforma che toccherà tali punti sarà volta ad eliminare o, almeno, ridurre la fascia di precarietà poiché quasi i due terzi dei contratti di assunzioni di lavoratori al di sotto dei 30 anni sono contratti atipici. Si tratta, quindi, di andare a fornire nuovamente certezza ai percorsi formativi oggi eccessivamente contorti e una certa stabilità ai posti di lavoro.
L’unico modo per favorire la crescita dell’Italia è quello di puntare sulle nuove generazioni consentendo loro un rapido e certo ingresso nel mercato del lavoro facendo in modo che la condizione di precarietà non duri troppo a lungo e sia indirizzata a fornire stabilità.
L’obiettivo del ministro Fornero è quello di puntare alla costituzione di un contratto unico di assunzione che dovrebbe essere a tempo indeterminato ma con la possibilità di licenziamento per motivi economici per i primi anni pur garantendo un indennizzo adeguato al lavoratore. Questo andrebbe a smaltire tutta la giungla di contratti atipici nella quale si sguazza al giorno d’oggi.
Secondo il PD una simile mossa sarebbe forse troppo pesante per la instabile economia del nostro paese, almeno inizialmente, ma bisognerebbe puntare su una specie di periodo di lavoro di prova durante il quale sia possibile il licenziamento, secondo i sindacati, invece, bisognerebbe puntare sul far pagare maggiormente le consulenze esterne in modo da mettere le aziende in condizione di preferire l’assunzione di lavoratori interni.
Come ha dichiarato il presidente del Consiglio Mario Monti, se si va a parlare di articolo 18 e di contratto unico bisognerà farlo in un contesto di sicurezza o di flexicurity, ispirandosi al modello danese, garantendo un rafforzamento del sostegno al reddito per i giovani che perdono il lavoro introducendo anche strumenti efficaci di formazione e ricollocamento. Bisognerà garantire degli ammortizzatori, dunque, non come sostentamento e assistenza ma come mezzi di politica attiva del lavoro.
Le proposte per le questioni sopra individuate sono al momento tre, andiamole a vedere nel dettaglio:
- Ichino: il contratto unico deve essere portato avanti solo per i nuovi assunti mentre resterà in vigore quello a termine per i lavori stagionali e per i lavori a progetto; per quel che riguarda l’art. 18 sarà possibile portare avanti licenziamenti per giustificato motivo economico mentre l’articolo non varrà per i nuovi assunti ma ci sarà sempre il reintegro nel posto di lavoro per licenziamento ingiustificato e deiscriminatorio; l’indennizzo economico sarà al 90% dell’ultima retribuzione per il primo anno, all’80% il secondo e al 70% il terzo.
- Boeri – Garibaldi – Nerozzi: contratto unico sempre a tempo indeterminato con una fase di inserimento di tre anni e successiva stabilità lavorativa; licenziamento possibile con giustificato motivo per i primi tre anni mentre dal quarto varranno le regole previste dall’art.18; si prevede l’uso dell’attuale sistema di indennizzo.
- Damiano – Madia: contratto unico di formazione che permetterà il licenziamento solo con preavviso nei primi tre anni e successiva stabilità passato tale periodo; per i licenziamenti si useranno le regole attualmente previste dall’art.18 per le aziende con più di 15 dipendenti; stesso trattamento attualmente in vigore.
lun 02/01/2012 da Marcello De Filippis in assunzioni, licenziamenti, mercato del lavoro.

















