Laureato cavia umana: cosa non si fa per lavorare

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Lavorare nobilita l’uomo, ma non sempre, purtroppo. Il precariato per moltissimi è una triste ed oggettiva realtà. Neanche la laurea spesso basta. Che fare? C’è chi ha deciso di fare la cavia umana, affittando il proprio corpo per testare farmaci e molecole.

Un ragazzo di Potenza, R. S., 34 anni, per evitare l’incubo disoccupazione ha preso un’estrema decisione di concedere il proprio corpo e salute per avere un lavoro: il suo lavoro è fare da cavia.
Venti giorni all’anno R.S. si reca in una clinica della Svizzera e assume pillole e soluzioni e aspetta che la chimica faccia il resto.

Nel frattempo è trattato da ospite con tutti i riguardi: ma basteranno cene, massaggi, piscine e denaro per mettere a repentaglio la salute?

Guadagna tra i 250 e i 600 euro al giorno, a seconda dall’importanza della sperimentazione e dalla sua pericolosità.

Una scelta difficile, ben pagata, ma molto rischiosa. Come si esprime l’opinione scientifica? Ovviamente contrastanti i pareri.

Intanto le cavie sono sempre più diffuse, in aumento soprattutto tra i malati che giocano anche la carta dell’ignoto e del rischio nella speranza di guarire.

E voi, che ne pensate?

mer 06/10/2010 da Fulvio Pennacchio in laureati, lavori strani.

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