La Chiesa e l’Ici, l’UE è favorevole, ma quanti sono gli introiti?

La svolta decisiva che il premier Monti ha deciso di dare alla questione dell’Ici per la Chiesa Cattolica è stata vista in modo positivo dall’Unione Europea, che ha manifestato la propria soddisfazione sulla soluzione trovata. La proposta di far pagare l’Ici per gli immobili in cui si svolgono attività commerciali e di prevedere l’esenzione solo per i luoghi di culto è stato considerato come un passo avanti compiuto su un argomento piuttosto complesso. Inoltre l’emendamento proposto dal Presidente del Consiglio verrà esaminato preso dal Parlamento Europeo.
A cura di Gianluca Rini
Adesso non resta che fare il calcolo sugli introiti, riguardo ai quali si parla di 600 milioni o addirittura anche di 1 miliardo. In effetti ci sono ipotesi discordanti sulle cifre. Per la CEI l’ammontare sarebbe pari a 100 milioni, per l’Anci, l’Associazione dei Comuni, il tutto sarebbe da calcolare per un valore compreso tra i 500 e i 600 milioni.
In ogni caso il portavoce della Cei, Domenico Pompili, ha tenuto a sottolineare: “Non è che fino ad oggi bastava la presenza di una cappella perché ci fosse un ampliamento dell’esenzione a tutto il resto. Al contrario. Se c’è una finalità non commerciale si è esentati, mentre il resto paga l’Ici come gli altri.”
Da parte del Vaticano non è arrivata nessuna dichiarazione sulla questione dell’Ici, che d’altronde appare piuttosto spinosa.
In effetti non abbiamo un censimento preciso sul patrimonio immobiliare in mano alla Chiesa e soprattutto, con i dati attualmente a disposizione, non è possibile operare una chiara distinzione fra i luoghi destinati al culto e quelli riservati al profitto economico.
L’esenzione solo per i luoghi di culto

A cura di Gianluca Rini
Ancora un passo avanti sulla questione Chiesa e Ici. Monti ha infatti annunciato che l’esenzione sarà riservata solo ai luoghi di culto. Un chiarimento, in sostanza, riservato ad un emendamento specifico, che intende spiegare bene la situazione. La Chiesa dovrà pagare l’Ici su quegli immobili in cui svolge attività commerciali. In caso in cui le attività siano miste, l’imposta sarà pagata solo sulla frazione dell’immobile riservata alle attività commerciali. Le strutture prettamente religiose invece rimarranno esenti dal pagamento dell’imposta comunale sugli immobili.
In questo modo il governo intende cancellare i privilegi della Chiesa e non si esclude nemmeno la possibilità di un’ingiunzione volta a recuperare quanto non pagato dalla Chiesa.
La Conferenza Episcopale ha accolto in modo favorevole il chiarimento del premier, puntualizzando che sarebbe opportuno che il governo valutasse nel migliore dei modi il no profit.
Un tema scottante
A cura di Gianluca Rini
Un tema scottante quello dell’Ici per gli immobili della Chiesa. Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha avuto occasione di riprendere la questione durante un’intervista a Sky Tg 24. In questo contesto il premier si è riservato di poter spiegare meglio in una fase successiva, dopo che saranno presi in considerazione e analizzati altri componenti, i quali non devono essere affatto sottovalutati, per poter arrivare ad una definizione chiara della questione ed essere ottimisti anche sullo spread.
In particolare Monti ha spiegato che verrà operata una distinzione sull’utilizzo commerciale o non commerciale dei beni della Chiesa ai fini dell’Ici.
Inoltre ha colto l’occasione per esprimere le sue previsioni fiduciose per lo spread, grazie anche al sostegno del senso di responsabilità degli Italiani.
L’Ici per la Chiesa solo sugli immobili ad uso commerciale
Quella dell’Ici sugli immobili della Chiesa è una questione che il governo, a detta del presidente del Consiglio stesso, Mario Monti, fino ad ora non si era posto. Tante polemiche ha suscitato, infatti, in un periodo così buio per l’economia italiana e per le casse statali, l’esclusione dal pagamento dell’Ici o, meglio, dell’Imu degli immobili facenti capo al Vaticano. Insomma dei 50 mila immobili circa appartenenti alla Chiesa sembra che nessuno di questi sarà tassato dalla nuova Imu, la tassa municipale sugli immobili.
Il presidente Mario Monti però ha dichiarato che presto l’Ici sarà pagata anche dalla Chiesa, tranne per le strutture che operano in modalità no-profit come oratori e mense per i poveri. In questo modo si cerca di evitare una condanna da parte della Commissione europea che aveva considerato un’indagine tali privilegi come un aiuto di Stato.
La proposta del governo è di scorporare per il fisco le attività commerciali da quelle no-profit andando a tassare solo la parte degli immobili adibita ad attività con scopo di lucro indipendentemente da cosa viene svolto nella parte restante dell’immobile in questione. Così si dovrebbe andare a recuperare circa un miliardo di euro annui che la Chiesa non pagava più dal 2005 quando venne privilegiata dal governo Berlusconi.
Apertura della Chiesa
Dopo le polemiche sorte in merito al mancato pagamento dell’Ici da parte della Chiesa e dopo tutte le prospettazioni sulla questione, la Chiesa stessa tramite i suoi portavoce fa sapere che c’è apertura per rivedere le leggi in questione e che i comportamenti lesivi degli accordi tutt’ora in vigore saranno analizzati e certamente punti nel modo più appropriato. Comunque il governo tecnico di Monti si sta muovendo e stanno analizzando gli spiragli e soprattutto le possibilità numeriche in merito per vedere quanto convenga una simile mossa in termini economici e come andrebbe monitorata, soprattutto per quel che riguarda gli edifici adibiti ad uso commerciale.
Non è solo la Chiesa cattolica a non pagare
Ci sono numerose altre tipologie di attività esentate dal pagamento della tassa sugli immobili e queste ad esempio sono le altre religioni che per le loro moschee, sinagoghe e parrocchie hanno le stesse condizioni della Chiesa cattolica, sempre quindi in ambito di edifici non destinati esclusivamente ad uso commerciale con l’obbligo per i Comuni, nei quali tali edifici si trovano, di vigilare sulla corretta gestione del tutto. Sulla stessa scia sono gli edifici votati a circoli ricreativi senza fini di lucro, che si trovano a pagare la tassa solo sulla parte di immobile destinata ad attività commerciali come bar e ristoranti, e non pagano le scuole se legate ad enti no profit, così come le onlus.
Un problema non posto
Durante la conferenza stampa del Premier Monti alla Sala Stampa estera di Roma, dietro la domanda di un giornalista straniero in merito alla vicenda, il capo del governo ha chiaramente annunciato che decisioni in tal senso non sono state prese poiché nessuno si è per ora posto il problema. Quello che scatena la polemica è il mancato coraggio o la mancata presa di posizione nei confronti di categorie protette di persone, fisiche o giuridiche, che per prime dovrebbero contribuire a risollevare le sorti del paese e degli italiani tutti come la Chiesa; anche perché è vero che la Chiesa è stata esentata dal pagamento dell’Ici dal 2004 dopo la sentenza della Cassazione nella quale si stabiliva l’esenzione dall’Ici in caso di svolgimento all’interno dell’immobile di attività meritoria e legata al culto, però è anche vero che la Chiesa non caccia ma incassa volentieri tramite l’8 per mille.
Il percorso legislativo
A tale sentenza, che spiegò meglio quanto contenuto nel Dlgs n. 504/1992 di introduzione dell’Ici del 1992 che prevedeva l’esclusione per immobili “particolarmente meritevoli”, si andò ad aggiungere il provvedimento di Berlusconi che eliminò del tutto il pagamento dell’Ici per gli immobili della Chiesa cattolica e, successivamente, si aggiunse una aggiustatina data dal governo Prodi che ne limitava l’esenzione agli immobili con finalità non “esclusivamente” commerciali: non esclusività che permise alla chiesa di evitare la tassazione anche su strutture ricettive come alberghi e villaggi i quali possedevano una cappella interna alla struttura.
Quello che la Chiesa non paga
Annualmente la Chiesa risparmia, grazie all’esenzione dall’Ici, circa due miliardi di euro che ovviamente sono perdita per le casse statali: sui circa 50.000 immobili di ogni tipo e genere, visto che tanto per fare un esempio a Roma anche la sede di commissariati di Polizia e Carabinieri sono di proprietà del Vaticano, non è mai stato effettuato un censimento vero e proprio e, soprattutto come prima accennato, poco si sa sulla reale destinazione edilizia degli immobili della Chiesa anche se si stima che almeno 30.000 di queste unità immobiliari sia destinata ad attività imprenditoriali. Se poi andiamo ad aggiungere le altre tassazioni cui la Chiesa dovrebbe essere soggetta ma che in realtà non vede neanche lontanamente abbiamo tutte le imposte proporzionali, come l’Irpef, che porterebbero altri 4 miliardi di euro circa nelle casseforti italiane. Nonostante queste esenzioni, inoltre, c’è lo stratosferico guadagno dato dall’8 per mille destinato dallo Stato sulle somme pagate dai contribuenti, salvo che il cittadino non ne richieda esplicitamente destinazione diversa.
La polemica sui social network
Bella densa dunque la polemica scoppiata in questi giorni in merito a tale faccenda, polemica che sul web sta letteralmente dilagando sui social network tramite gruppi sorti su Facebook e post di gente indignata su Twitter che non vuole pagare la tassa sugli immobili se non la imporranno anche alla Chiesa o gente stufa di vedere andare in fumo i propri guadagni quando chi può perché possiede ricchezze immense non fa nulla per contribuire alla causa di una intera nazione, sede del Vaticano per giunta.
ven 17/02/2012 da Marcello De Filippis in Governo, Ici, Immobili, Imu.
Se è per il futuro del ns. Paese si’ L’ICI va pagata da tutti ma anche da tutte quelle organizzazioni
(anche sindacali) che esistono sul ns. territorio. Non mi vengano a dire che sono organizzazioni NO PROFIT perche anche la mia abitazione è NO PROFIT


















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