Inflazione: schizza in alto a causa di trasporti, benzina ed energia

Sale l’inflazione assestandosi ad un tasso medio, per il 2011, del 2,8% rispetto all’1,5% del 2010. A causare, nell’ultimo periodo, questo aumento è stato soprattutto lo smodato aumento del prezzo dei carburanti. L’aumento vertiginoso dei carburanti, infatti, pari ad un +1,9% rispetto ad un tasso di crescita tendenziale sceso dello 0,8% (livello finale 15,8%) ha segnato un rialzo congiunturale del 5,6% portando a +24,3% su base annua (sono i valori più alti dal 2008, anno di inizio della crisi).
L’Istat ha rilevato, inoltre, un aumento dei prezzi su base mensile dello 0,4%, dati assurdi per una manciata di giorni, mentre su base annua (dicembre 2010 – dicembre 2011) il tasso di incremento dei prezzi è stato del 3,3%.
A dicembre i tassi inflazionistici, rispetto i mesi precedenti, sono stati relativamente stabili per quasi tutte le tipologie di beni e servizi a causa di un loro alternarsi continuo nella crescita o diminuzione percentuale ma, a spingere al rialzo dei prezzi, volendo effettuare una indagine settoriale, sono gli aumenti su base mensile dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (+2,9%) e dei servizi relativi ai trasporti (+1,6%).
Per fare un quadro un po’ più ampio della situazione a dicembre sono stati rilevati aumenti per i mezzi di trasporto dell’1,7%, un calo dei prezzi di servizi ricettivi e di ristorazione con -0,3% e dei servizi sanitari con un -0,2%. Su base annua si prevedono inoltre forti rialzi dei prezzi relativi ai trasporti, sempre presenti, pari al 7,1%, di bevande e tabacchi con +6% e una diminuzione solo nel settore delle comunicazioni con un -2%.
Secondo il Codacons questi dati fanno chiaramente presagire un incremento delle tasse portate avanti dal governo Monti di circa 1.000 euro a famiglia media splamati tra Imu, Iva ed aumenti vari. Preoccupata anche la Uil secondo la quale questo aumento dell’inflazione, oltre a testimoniare le condizioni economiche italiane, va ad aggravare ulteriormente la situazione non lasciando intravedere un miglioramento possibile, almeno nell’immediato.
Anche in Europa sono preoccupati e ad affermarlo è Jean Claude Juncker, presidente del’Eurogruppo: a parer suo l’Europa tutta è sull’orlo della recessione a causa dei depositi bancari presso la Bce che hanno raggiunto livelli record i cui creditori sono riluttanti nel concedere prestiti.
L’Ufficio Studi Confcommercio ha commentato, per avvalorare ulteriormente le posizioni prese precedentemente, che a preoccupare c’è anche l’eredità lasciata dal 2011 al 2012 pari all’1,3%, percentuali che vanno ad accrescere la già pesante condizione di difficoltà nella quale si trovano famiglie ed imprese.
Aumenti dunque dei prezzi in generale con conseguente aggravvio per le famiglie italiane che si troveranno a pagare notevoli cifre per le spese quotidiane oltre che per, come abbiamo già detto, quelle che sono le tassazioni a cui siamo già sottoposti o quelle da poco reintrodotte dal governo. Disagi anche per quelle che saranno le pensioni e gli interessi bancari all’inflazione strettamente correlati poiché si tratta di operazioni indicizzate e per le quali sarà possibile analizzare gli sviluppi quando ci saranno dati certi sui quali lavorare.
lun 16/01/2012 da Marcello De Filippis in inflazione.

















