Gioco d’azzardo legale: un business da 80 miliardi di euro

80 milioni di euro: questa l’entità del business del gioco d’azzardo legale in Italia, ben 16 volte in più rispetto al giro d’affari di Las Vegas.
80 milioni di euro, di cui il 10% incassate dallo stato, per un totale di 120 mila addetti del settore, in pratica la terza industria italiana dopo Eni e Fiat. Le società che dominano il mercato delle lotterie e delle scommesse sportive sono dieci, per una quota di mercato di circa il 50% del fatturato totale, mentre l’altra metà della mela è diviso tra oltre 1.500 piccoli imprenditori.
Ma sulla qualità di queste società scatta la polemica: alcune, infatti, sono italiane e trasparenti, come Lottomatica e Snai, altre, invece, hanno sedi all’estero e proprietà non proprio chiare.
A creare scompiglio, sono le concessioni affidate e la rigidità per accedervi: insomma ci si chiede come alcune società poco ‘chiare’ siano riuscite ad accaparrarsi la possibilità di operare, nonostante i requisiti di partecipazioni diventino via via sempre più rigidi.
Ma chi sono e quali sono le concessionarie?
Le concessionare che si occupano di gestire le macchinette elettroniche sono dieci in Italia, ed il loro compito è controllare la rete telematica al fine di assicurarne l’operatività, incassare il proprio utile ed il ‘Preu’, prelievo erariale unico, da versare poi ai Monopoli.
Le più conosciute sono sicuramente Lottomatica e Snai, le uniche al 100% italiane, la prima controllata al 60 per cento della De Agostini Spa e la seconda da due fondi di private equity facenti capo uno alla famiglia Bonomi, l’altro ad istituti bancari e assicurativi italiani.
Le altre otto, invece, hanno degli azionariati almeno parzialmente coperti da sedi estere: stiamo parlando di Cogetech, Gamenet, Hbg, Sisal, tutte con sede principale in Lussemburgo, o ancora Codere, e Cirsa, spagnole, o G. Matica, Zurigo, ed Atlantis, con sede principale a Londra.
lun 09/05/2011 da Serena Lena in imprese, lotterie, spesa.

















