Fallimenti in Italia: crollano 11000 aziende

Il fallimento è sempre in agguato in Italia, ed anche il 2010 ha segnato il crollo di 11000 aziende, che non hanno saputo resistere alla crisi, e segnano un aumento del 20% sui fallimenti, rispetto al 2009.
La crisi lancia così un duro colpo al nostro Paese, specialmente a quelle aziende che hanno cercato di rimettersi in carreggiata, ma che alla fine del 2010 si sono dovute arrendere, subendo pesanti colpi a cui non hanno saputo porre rimedio.
A farne le spese sono perlopiù le industrie, che vedono i loro prodotti invenduti e questo segna così una crisi di sovrapproduzione e un disavanzo tra costi e ricavi che rende inevitabile il crollo.
Anche i settori dei trasporti non hanno ben retto alla crisi, come quelle manifatturiere ed anche quelle delle costruzioni, che segnano un incremento delle procedure di fallimento del 15%.
I maggiori fallimenti, come è logico che sia per concentrazione geografica, sono registrati nel Nord, dove le procedure di fallimento per bancarotta hanno subito un incremento del 21,5%, seguite dal Centro, 18,4%.
L’accetta della crisi sulle industrie
Come una vera e propria accetta, la scure della crisi taglia così le aziende più deboli, lasciando il mercato libero per quelle più forti. E’ come se fosse un darwinismo economico, qualcosa che rende le industrie più forti in grado di evolversi e continuare a muoversi nel mercato, mentre quelle più deboli soccombono mangiate dalle altre.
Il problema sta nella circolazione dei soldi. Se ve ne è poca, si compra poco, e quindi non si vende si chiude, tutto qui. Regole semplici ma di vitale importanza.
mer 09/03/2011 da Christian Vannozzi in crisi, fallimento, imprese.

















