Fallimenti: 2010 anno nero, superato di molto il 2009

Esiste ormai una vera e propria escalation dei fallimenti, e quanto viene certificato dall’Osservatorio Crisi d’Impresa del Cerved. Sono in corso infatti circa 2000 procedure fallimentari, un incremento molto poco rassicurante del 23% rispetto al 2009. Chiaro esempio di un male reale che esiste nel mondo dell’imprenditoria a cui si dovrà porre rimedio prima che la situazione peggiori.
La crisi attacca specialmente il settore industriale, che è quello che conta il maggior numero di fallimenti rispetto a quello agricolo e terziario.
Crisi soprattutto al Nord
E’ il Nord del nostro Paese a subire l’incremento maggiore, questo anche perché geograficamente è dove sorgono le maggiori imprese ed è quindi più alto il rischio della gestione d’impresa.
Notizie rassicuranti non arrivano però neanche dal Centro-Sud, nel quale esiste un notevole incremento dei fallimenti negli altri settori, specialmente nel terziario, anche se i fallimenti di piccole imprese non generano crisi di occupazione come i fallimenti delle grandi aziende industriali che aprono il mercato a numerose richieste di mobilità, cassa integrazione e disoccupazione.
Trovare una soluzione all’ascesa di questa statistica negativa è compito dei nostri esperti di economia, che devono dettare delle linee per risollevare le imprese e quindi non generare la povertà ma la ricchezza, fonte di benessere dei cittadini e quindi dello Stato.
Combattere i fallimenti significa infatti combattere la crisi, non generando nuovi disoccupati e mettendo la popolazione in grado di avere la possibilità di spendere e quindi di far muovere la produzione.
gio 09/12/2010 da Christian Vannozzi in Crisi economica.

















