Email a pagamento per sanare i bilanci statali?

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Email a pagamento o, per meglio dire, email sottoposte a tassazione in modo da ricavare soldi per sanare i bilanci statali in rosso. Far terminare l’era della posta elettronica gratuita e applicare una modesta imposta anche alle nostre lettere virtuali: l’idea è venuta a Bob Crow che non è proprio l’ultimo dei burloni visto che in Gran Bretagna rivesta la carica di segretario nazionale del sindacato di categoria che tutela ferrovieri e personale marittimo. Un penny per ogni email inviata e calcolando quante email si spediscono ogni giorno si può ben immaginare quanti soldi si ricaverebbero. Ma tutto questo denaro a cosa servirebbe? La proposta di Crow è quella di dirottare gli incassi della tax mail verso il ripianamento del deficit del bilancio statale. Starete pensando che il sindacalista inglese è uscito di testa ma in realtà già l’anno scorso aveva avanzato l’idea di tassare anche i messaggini del telefonino.
Proviamo a immaginare il gettito di una possibile tassa sulle mail o sugli sms? In un anno nel Regno Unito si mandano circa 100 miliardi di sms. Mettendo anche un solo centesimo di tassa si arriverebbe ad incassare un miliardo di euro.
E le email? In una nazione come la Gran Bretagna se ne mandano circa 700 milioni al giorno con un possibile gettito di una tassa del genere di circa 10 milioni di euro al giorno. Oltre i tre miliardi all’anno insomma.
gio 03/03/2011 da Massimo Potenza in email.

















