Crisi dei lavoratori autonomi: chiuso il 40% delle attività avviate prima della crisi

Avanza la crisi per i lavoratori autonomi che vedono un fallimento delle nuove attività pari al 40%. Facendo una media molto marginale, poiché ci si rinchiude dentro tutte le categorie dei lavoratori autonomi spaziando dai notai ai meccanici, negli anni pre-crisi si era registrato un aumento dei redditi da questi dichiarati peri al 5,7% (13,6% di redditi dichiarati in più al quale va detratto un 7,9% di aumento dell’inflazione).
A questo panorama di crescita pre-crisi però si è aggiunto il momento no per la nostra economia che ha tagliato quei guadagni in aumento e ha fatto soffrire numerose attività avviate precedentemente ma ancora non abbastanza forti da poter reggere il colpo: delle attività avviate nel 2007, infatti, ben il 40% è stato cancellato, secondo dati Indis.
Vero è però che nel mentre sono aumentate le realtà commerciali nel complesso registrando, addirittura, un incremento di queste tra il 2007 e il 2010 di circa 11 mila attività in più, andando a contrastare i dati registrati fino al 2008 che segnavano l’aumento dei redditi per i lavoratori autonomi già menzionato a fronte di una perdita dei guadagni per i commercianti del 6%.
Anche sul fronte della costituzione di nuove partite Iva si nota un trend negativo man mano che passano i mesi per quanto quelle relative ad attività commerciali risultano essere sempre in numero maggiore, ingigantendo la crisi dei lavoratori autonomi almeno dal punto di vista quantitativo.
C’è però da dire che di queste solo una parte dichiara normalmente i redditi derivanti dalla propria attività commerciale poiché anche in questo settore, come è anche facilmente immaginabile, forte è la pressione che porta all’evasione fiscale, soprattutto dopo gli ultimi provvedimenti governativi.
ven 23/12/2011 da Marcello De Filippis in commercianti, crisi, fallimento, IVA, lavoratori autonomi.

















