Commercio equo e solidale: alla prova dei fatti se organizzato male crea solo danni

Il commercio equo e solidale è un’iniziativa lodevole, che si prefigge di venire in aiuto della salute dell’intero pianeta e di popolazioni che vivono sotto la soglia di povertà facendo loro produrre, senza sfruttamento, beni che vanno dal cibo all’abbigliamento. Tali prodotti costano di più, ma chi li acquista sa di stare aiutando popolazioni in difficoltà ed incentivando una produzione che guarda anche al rispetto dell’ambiente e della natura, oltre a quello del lavoro dell’uomo.
Ma il magazine di politica internazionale e approfondimento Foreign Policy ha realizzato un servizio per rispondere alla domanda: il commercio equo e solidale è davvero d’aiuto alle popolazioni povere? La risposta è sì, ma un punto fondamentale è dato dall’organizzazione del lavoro: lavorare secondo le regole dell’equo e solidale può non essere molto vantaggioso in termini economici in Paesi come il Nicaragua dove esistono poche infrastrutture: per questo motivo, i lavoratori Fairtrade sono molto svantaggiati rispetto ai ‘non-fair’. Non così avviene in Colombia, dove i lavoratori hanno più facile accesso alle strade e alle tecnologie: tutto ciò abbatte i costi e produrre con attenzione più al rispetto di uomo e ambiente che al mero guadagno torna ad essere vantaggioso anche economicamente.
mar 21/06/2011 da Gea Ferraris in cibo, equo solidale, infrastrutture, natura, povertà, sfruttamento.

















