Buoni pasto: una guerra al risparmio

Quello dei buoni pasto è un mondo nascosto, che si riversa nelle bar e nelle osterie nella pausa del comune orario di ufficio: 2,2 milioni sono le persone che ne usufruiscono, 800mila dei quali dipendenti pubblici, mostrandolo al venditore ed avendo, così, diritto alla propria razione di cibo.
Ma forse non tutti sanno quale guerra c’è dietro questo semplice gesto, a causa delle gare al ribasso delle società che emettono i ticket, a danno ovviamente dei piccoli esercenti.
Cosa succede? Succede che per riuscire ad accaparrarsi una buona fetta del mercato, che attualmente vale circa 2,5 miliardi di euro, i gruppi operanti nel settore, capitanati dalla francese Endered che è leader del mercato con una quota del 43% attraverso il proprio marchio Ticket Restaurant, operano degli sconti sempre più grossi alle grandi società capaci di assicurare un numero elevato di ticket venduti, chiudendo contratti con uno sconto che oscilla tra il 16 e il 20%.
E su chi ricadono questi costi? Ovviamente sui negozianti, che, a fronte di un ticket ad esempio da 5 euro, se vedono rimborsare, dopo parecchi mesi di attesa, una somma pari a circa 4,50 euro, ossia pagando una commissione del 10%, contro il 3% vigente in altri Paesi, come ad esempio la Francia.
Un boccone difficile da digerire, è proprio il caso di dirlo, per i ristoratori, che sono spesso obbligati, per sopravvivere nella giungla della ristorazione, ad accettare i ticket malvolentieri.
Ad ogni modo, la questione è difficilmente affrontabile in maniera diversa, dal momento che non è semplice contestare a una pubblica amministrazione il diritto a risparmiare.
mar 03/05/2011 da Serena Lena in Buoni pasto, Francia, Italia, ristoranti.

















